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Nella sua iniziativa Enrico VIII fu sostenuto da buona parte del clero inglese e dal laicato, dando vita a una Chiesa nazionale che manteneva comunque saldi i principi teologici del cattolicesimo, a differenza del protestantesimo che si stava diffondendo in quegli stessi anni. L'influsso protestante, tuttavia, cominciò a penetrare nell'anglicanesimo dopo la morte di Enrico, come risulta evidente nel Book of Common Prayer (Libro della preghiera comune), promulgato nel 1549. Dopo la parentesi di formale obbedienza al papa, durata dal 1553, anno dell'ascesa al trono di Maria I, fino al 1558, anno della sua morte, si ebbe, con Elisabetta I salita al trono nello stesso anno, un ritorno ai principi riformatori, con una situazione di conflitto fra le tendenze moderate della sovrana e le pressioni dei puritani. Con Giacomo I, sovrano dal 1603, le controversie religiose assunsero una connotazione politica, a seguito della lotta del Parlamento contro l'assolutismo monarchico degli Stuart: intorno al 1645 il parlamento dichiarò fuori legge il Book of Common Prayer e nel 1649 il re Carlo I fu condannato a morte. Nel 1662, dopo il processo di restaurazione condotto da Carlo II, fu di nuovo imposto il Book of Common Prayer nella forma ancor oggi in uso; in seguito, Giacomo II cercò di reintrodurre il cattolicesimo, ma perse il trono nel 1688 allo scoppio della Gloriosa Rivoluzione.
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