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Bruno, Giordano (Nola, Napoli 1548 - Roma 1600), filosofo italiano. Formatosi negli ambienti averroisti napoletani, a diciotto anni entrò nell'ordine dei domenicani, mutando il nome originario Filippo in Giordano. Nel convento di San Domenico, dove fu ordinato sacerdote nel 1572, approfondì lo studio della filosofia aristotelica, di Tommaso d'Acquino e dei neoplatonici. Lasciò l'ordine nel 1576 perché sospettato di eresia e cominciò il vagabondaggio che avrebbe caratterizzato la sua vita.
Tornato a Parigi nel 1585, si spostò in seguito a Wittemberg e a Francoforte, dove scrisse e pubblicò alcuni scritti, tra cui poemi in latino di argomento cosmologico. Su invito del nobile veneziano Giovanni Mocenigo, Bruno rientrò in Italia, allettato dalla possibilità di ottenere una cattedra di mnemotecnica presso l'ateneo di Padova. Nel 1591 Mocenigo, turbato dalle idee eterodosse del filosofo, lo denunciò all'Inquisizione, che lo processò per eresia: Bruno venne consegnato alle autorità romane e rimase in prigione per circa otto anni mentre veniva discusso il procedimento a suo carico per eresia, condotta immorale e bestemmia. Rifiutatosi di ritrattare la proprie teorie, il filosofo fu arso vivo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600. Alla fine del XIX secolo nel luogo del suo martirio fu eretta una statua dedicata alla libertà di pensiero. Genio multiforme e figura complessa di filosofo e "mago" rinascimentale, Bruno sostenne teorie filosofiche che armonizzavano il neoplatonismo mistico e il panteismo, nella convinzione che l'universo, in tutte le sue forme, fosse la manifestazione di un unico principio vivificatore.
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